Lettera a me, dal mio futuro 20 anni dopo.



Caro Emanuel,

ti scrivo dal futuro.

Non ti preoccupare, non ti dirò cosa succederà.

Alcune cose devi ancora viverle senza sapere come finiranno.

Posso però dirti ciò che, guardandomi indietro, avrei voluto che qualcuno dicesse a te.

La prima cosa è molto semplice.

Non avere tutta questa fretta.

Lo so che mentre leggi starai pensando che non hai fretta.

Ti conosco.

Dirai che sei semplicemente operativo.

Che ci sono cose da fare.

Telefonate.

Clienti.

Scadenze.

Famiglia.

Problemi.

Lo dicevo anch’io.

Ma adesso so che avevamo fretta.

Non di arrivare da qualche parte.

Avevamo fretta di sistemare tutto.

E ti devo dare una notizia:

non ci riuscirai.

Nessuno ci riesce.

Ci sarà sempre una pratica aperta.

Una cosa da comprare.

Una decisione da prendere.

Qualcuno che ha bisogno di te.

Per anni penserai:

“Appena sistemo questa cosa, mi godo un po’ la vita.”

E poi ne arriverà un’altra.

Quindi ascoltami.

La vita non comincia dopo che avrai sistemato tutto.

Era già cominciata.

È quella telefonata che in questo momento vorresti chiudere velocemente.

È una domenica allo stadio.

È una cena che sembra una cena qualsiasi.

È una giornata in macchina.

È qualcuno che ti scrive “sei arrivato?”

È tuo figlio che ti racconta una cosa che hai già sentito tre volte.

È tua figlia che ti chiama quando hai altro da fare.

Quelli sono i pezzi che poi cercherai di ricordare.

Non i giorni perfetti.

I giorni normali.

Ho un’altra cosa da dirti.

Smettila ogni tanto di chiederti se hai fatto abbastanza.

Hai passato una parte enorme della vita cercando di essere utile.

Nel lavoro.

In famiglia.

Con le persone.

E l’utilità ti ha dato soddisfazione.

Ma hai finito qualche volta per confonderla con il tuo valore.

Non vali perché riesci a risolvere un problema.

Non vali perché qualcuno ti telefona quando non sa come fare.

Non vali perché hai trovato il mutuo giusto, la soluzione giusta, la risposta giusta.

Vali anche nei giorni in cui non servi a nessuno.

Questa ti ci vorrà un po’ per capirla.

Poi c’è papà.

Sapevo che arrivando qui avresti rallentato a leggere.

Non ti dirò di lasciarlo andare.

È una frase stupida.

Le persone che abbiamo amato davvero non le lasciamo andare.

Cambiano posto.

Per molto tempo lo cercherai dietro di te.

Poi un giorno capirai che è davanti.

In tutte le cose che fai senza accorgerti di averle imparate da lui.

In alcune parole.

In qualche gesto.

Nel modo in cui guardi i tuoi figli.

E quando diventerai più vecchio capirai una cosa meravigliosa:

certe persone continuano a vivere semplicemente perché qualcuno continua a comportarsi un po’ come loro.

Quindi non aver paura di dimenticarlo.

Non succederà.

Adesso una cosa che forse non ti piacerà.

Hai perso troppo tempo cercando di capire cosa pensavano gli altri.

Chi ti voleva davvero bene.

Chi ti cercava.

Chi ti considerava.

Chi si era allontanato.

Chi avrebbe potuto comportarsi diversamente.

A 75 anni ti garantisco che gran parte di quelle domande non avrà più alcuna importanza.

Le persone si divideranno soltanto in due categorie.

Quelle con cui avrai vissuto qualcosa di vero.

E tutte le altre.

Non inseguire troppo le seconde.

Poi ci sono i tuoi figli.

Guardali bene.

Non come sono.

Come stanno diventando.

Un giorno ti accorgerai che non avranno più bisogno di te nel modo in cui ne hanno bisogno oggi.

E sarà bellissimo.

E farà anche un po’ male.

Quindi lascia loro qualcosa di meglio dei consigli.

Lascia ricordi.

Portali da qualche parte.

Fai quella telefonata.

Prendili in giro.

Racconta ancora una volta quella storia che conoscono a memoria.

Perché quando non ci sarai più, non ricorderanno tutte le cose corrette che hai detto.

Ricorderanno come si sentivano quando erano con te.

E adesso arriviamo a te.

Compra pure qualche orologio.

Fai viaggi.

Cambia macchina se ti diverte.

Fai fotografie belle.

Vestiti come ti piace.

Goditi anche le cose inutili.

Una cosa non deve per forza essere necessaria per avere valore.

Per anni hai cercato una giustificazione razionale anche per alcuni piaceri.

Lascia perdere.

Se qualcosa ti rende felice e non fa male a nessuno, qualche volta basta quello.

Ti racconto una cosa dell’età.

A 55 anni pensi ancora al tempo come a qualcosa che hai davanti.

A 75 cominci a guardarlo anche da dietro.

E la cosa sorprendente è che non ti importa quasi nulla delle occasioni in cui hai fatto una brutta figura.

Degli errori professionali.

Delle cose che hai comprato troppo care.

Dei messaggi sbagliati.

Delle persone che non ti hanno capito.

I rimpianti sono quasi tutti legati ai momenti in cui non eri davvero presente.

Quindi ogni tanto posa il telefono.

Guardati intorno.

Rimani cinque minuti di più.

Non rispondere immediatamente.

Non trasformare sempre un momento in qualcosa da organizzare.

E soprattutto:

dì le cose.

Se vuoi bene a qualcuno, diglielo.

Se qualcuno ti manca, diglielo.

Se sei orgoglioso dei tuoi figli, diglielo.

Se sei felice, non aver paura di sembrare ingenuo.

Se sei triste, non sentirti obbligato a trasformarlo subito in ironia.

Non hai bisogno di essere sempre quello forte.

Ti confesso anche un segreto.

A 75 anni non sarai molto diverso da come sei adesso.

Avrai ancora curiosità.

Avrai ancora voglia di capire come funzionano le cose.

Probabilmente continuerai a confrontare due oggetti per tre giorni prima di comprarne uno.

Continuerai a voler sapere quale sia “il migliore”.

Solo che a un certo punto avrai capito qual è davvero il migliore.

Non è quello più costoso.

Non è quello più raro.

Non è quello tecnicamente perfetto.

È quello a cui è attaccato un ricordo.

Alla fine succede questo.

Le cose diventano persone.

Un posto diventa qualcuno con cui ci sei stato.

Una canzone diventa una sera.

Un orologio diventa un periodo della tua vita.

Un’automobile diventa un viaggio.

Una fotografia diventa una persona che non c’è più.

Ed è per questo che ti dico:

fai più ricordi di quanti oggetti compri.

Un’ultima cosa.

Ogni tanto ti sei chiesto se sei stato un uomo fortunato.

Ti rispondo io.

Sì.

Molto.

Non perché sia andato tutto bene.

Non andrà tutto bene.

La fortuna sarà stata avere persone da amare abbastanza da sentirne la mancanza.

Avere figli di cui preoccuparsi.

Avere avuto un padre che vale la pena ricordare.

Avere sbagliato e aver avuto ancora tempo per correggere.

Essere caduto e aver avuto ancora voglia di qualcosa.

Essere arrivato a 75 anni e avere ancora curiosità per domani.

Quando avrai la mia età capirai che questa era la ricchezza.

Emanuel,

non cercare di diventare un uomo diverso.

Hai passato una vita a voler migliorare tutto.

Migliora pure.

Ma ricordati quella cosa che dicevi sempre quando volevi una fotografia fatta bene:

massima fedeltà al volto.

Vale anche per la vita.

Migliora la luce.

Cambia lo sfondo.

Correggi qualche imperfezione.

Ma rimani riconoscibile.

Ti aspetto qui.

E quando arriverai, spero che potremo guardarci indietro e dire soltanto:

“Ne è valsa la pena.”

Con affetto,

Emanuel
75 anni

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