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Il circolo

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  C’era una ragazza che mi piaceva quando andavo alle superiori. Ma aveva quel difetto lì, il più crudele di tutti: non sembrava minimamente interessata a me. Le estati iniziavano sempre nello stesso posto. Al circolo vicino all’oratorio. Anche se chiamarlo “circolo” era riduttivo. Era mezzo paese. Uno di quei posti dove, prima o poi, era passata mezza città. Un piccolo miracolo quotidiano. Una struttura enorme, piena di voci, biciclette appoggiate male e motorini parcheggiati storti. La luce del bar attirava gente in continuazione, come succede ai posti che sembrano vivi anche quando non sta accadendo niente. C’erano tavolini da quattro sparsi ovunque, carte consumate tra le mani degli uomini più grandi, bibite lasciate a scaldarsi mentre le sedie strisciavano piano sul pavimento. Ci passavano tutti. Quelli del calcetto. Le coppie già innamorate. I ragazzini troppo piccoli per stare lì e quelli troppo grandi per ammettere di tornarci ancora. E poi le serate da ...