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Il circolo

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  C’era una ragazza che mi piaceva quando andavo alle superiori. Ma aveva quel difetto lì, il più crudele di tutti: non sembrava minimamente interessata a me. Le estati iniziavano sempre nello stesso posto. Al circolo vicino all’oratorio. Anche se chiamarlo “circolo” era riduttivo. Era mezzo paese. Uno di quei posti dove, prima o poi, era passata mezza città. Un piccolo miracolo quotidiano. Una struttura enorme, piena di voci, biciclette appoggiate male e motorini parcheggiati storti. La luce del bar attirava gente in continuazione, come succede ai posti che sembrano vivi anche quando non sta accadendo niente. C’erano tavolini da quattro sparsi ovunque, carte consumate tra le mani degli uomini più grandi, bibite lasciate a scaldarsi mentre le sedie strisciavano piano sul pavimento. Ci passavano tutti. Quelli del calcetto. Le coppie già innamorate. I ragazzini troppo piccoli per stare lì e quelli troppo grandi per ammettere di tornarci ancora. E poi le serate da ...

Natale di Pace

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Il rumore svanisce e il passo s’arresta, nel cuore silente rinasce la festa. Se il mondo ci spinge in corsa sfrenata, Natale è pace, è vita rallentata. Quel vuoto che senti non è una ferita, ma il varco sottile che invita alla vita; un grembo di luce, un respiro profondo, che accoglie nel cuore il senso del mondo. Così la tua voce, con garbo e calore, ci insegna il coraggio di avere più cuore. Sia questo il Natale: un istante di dono, dove ogni debolezza trova perdono.

Quante ultime volte

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Ci sono “ultime volte” che non sanno di essere tali. Non si annunciano, non chiedono attenzione. Semplicemente accadono, e tu non te ne accorgi. Le vivi come un giorno qualsiasi, mentre la vita, silenziosa, gira pagina senza chiederti il permesso. L’ultima volta che hai giocato a nascondino, forse avevi ancora le ginocchia sbucciate e il respiro corto. Contavi fino a dieci, gli occhi chiusi, e sentivi le risate degli altri nascondersi tra i cespugli, dietro i muretti. Era un mondo piccolo, ma bastava. Un cortile, una voce che gridava “tana per tutti!” e l’illusione che nessuno sarebbe mai cresciuto davvero. Poi un giorno non si è più giocato. Nessuno ha detto “basta”. È solo successo. E senza saperlo, quella è stata l’ultima volta. Da lì in poi, le ultime volte si sono moltiplicate. L’ultima volta che hai corso senza guardare l’orologio. Che hai detto “torno subito” e invece non sei più tornato. L’ultima volta che hai riso fino alle lacrime, che hai salutato qualcuno credendo di poterl...