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Da una lettera ritrovata tra gli scogli dell’isola d’elba

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3/7/1997 Ciao M. G., Da domani non ci rivedremo mai più, non ce la faccio a dirti queste parole di persona, ma lo farò con una lettera, una semplice lettera di quelle che ti dimentichi quasi nella cassetta della posta, di quelle che sanno di antico ma anche di ricordi e mille emozioni racchiuse in un semplice pezzo di carta. Io mi trasferirò ad Elois in Kansas, come ben sai, ti auguro di trovare la tua strada, di farti una nuova migliore amica, forse meglio di me, di avere un lavoro e ricorda, sii sempre gentile anche con il tuo peggior nemico perché la gentilezza è la prima cosa sempre. Mi ricordo ancora quando da piccole c’eravamo incontrate su quel muretto, un semplicissimo muretto sulla passeggiata del mare. Oggi sono 16 anni che ci conosciamo, abbiamo condiviso risate, pianti, momenti d’imbarazzo e le innumerevoli volte in cui abbiamo anche litigato. Ti auguro il meglio e chissà forse dopo un po’ di anni ci rivedremo. Ricorda che quando sei al mare di notte a guardare le st...

Ciao papà

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Spesso immaginiamo il dolore e la felicità come due estremi opposti. Come se, quando finisce l’uno, potesse cominciare l’altra. Oggi, guardando il vuoto che papà ha lasciato, ho capito che non è così. La felicità e il dolore non sono davvero contrari. Possono perfino abitare lo stesso ricordo: possiamo sorridere pensando a ciò che abbiamo vissuto e, nello stesso istante, sentire una ferita profondissima. Il vero confine non è tra la felicità e il dolore. È tra il dolore e l’assenza. Perché il dolore, per quanto terribile, è ancora una forma di presenza. È la prova che qualcuno ha abitato profondamente la nostra vita. L’assenza, invece, è il vuoto lasciato da una presenza che non possiamo più raggiungere. Ed è forse per questo che la morte ci spaventa così tanto. Non soltanto perché interrompe una vita, ma perché lascia stanze vuote dentro chi rimane. Saranno le abitudini che continueremo quasi per inerzia. I messaggi che non gli scriveremo più. La sua sedia a tavola. ...

L’attesa

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  L’attesa Ci sono attese che non fanno rumore. Eppure ti spaccano dentro. Restano accanto, mute, come una mano invisibile sul petto. Respiri piano, quasi per non disturbare il tempo. Guardi una porta. Una luce bianca. Un corridoio immobile. Vorresti che tutto finisse. Vorresti che nulla cambiasse. E rimani lì, in mezzo a queste due paure. Ci sono momenti in cui l’attesa non è speranza e non è disperazione. È una terra sospesa. Un punto fragile della vita in cui capisci che amare, a volte, significa non poter fare niente. Solo restare. E allora tornano le parole. Quelle dette male. Quelle rimandate. Quelle tenute in tasca per anni, come se il tempo fosse infinito. Ma il tempo, a un certo punto, si stringe. Diventa una stanza, una sedia, un corridoio troppo lungo, un silenzio che pesa più di tutto. Fuori qualcosa continua. Ma non ti riguarda più. Tu sei lì. Con il cuore pieno e le mani vuote. A tenere accesa una piccola luce me...

Il nostro futuro

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L’umanita non va verso la fine. Va verso una selezione durissima. Non tra chi è “forte” e chi è “debole”, ma tra chi saprà adattarsi velocemente e chi resterà fermo a un mondo che non esiste più. Secondo me il futuro sarà così. Nei prossimi 5-10 anni , l’intelligenza artificiale diventerà invisibile. Non sarà più “uso ChatGPT” o “uso un’app”. Sarà dentro banche, medicina, scuola, consulenza, giustizia, assicurazioni, pubblica amministrazione, marketing, sicurezza. Come l’elettricità. La useremo senza pensarci. Il salto è già evidente: secondo lo Stanford AI Index 2025, alcuni sistemi AI hanno avuto miglioramenti enormi su benchmark difficili, e su SWE-bench, legato alla programmazione, si è passati dal 4,4% di problemi risolti nel 2023 al 71,7% nel 2024.   Il lavoro non sparirà in blocco. Però cambierà il suo centro. La domanda non sarà più: “Sai fare questa cosa?” Ma: “Sai farla meglio, più velocemente, con l’aiuto delle macchine?” L’FMI stima che circa il 40% dell’occupaz...