Quante ultime volte




Ci sono “ultime volte” che non sanno di essere tali.

Non si annunciano, non chiedono attenzione.

Semplicemente accadono, e tu non te ne accorgi.

Le vivi come un giorno qualsiasi,

mentre la vita, silenziosa, gira pagina senza chiederti il permesso.


L’ultima volta che hai giocato a nascondino,

forse avevi ancora le ginocchia sbucciate e il respiro corto.

Contavi fino a dieci, gli occhi chiusi,

e sentivi le risate degli altri nascondersi tra i cespugli, dietro i muretti.

Era un mondo piccolo, ma bastava.

Un cortile, una voce che gridava “tana per tutti!”

e l’illusione che nessuno sarebbe mai cresciuto davvero.

Poi un giorno non si è più giocato.

Nessuno ha detto “basta”.

È solo successo.

E senza saperlo, quella è stata l’ultima volta.


Da lì in poi, le ultime volte si sono moltiplicate.

L’ultima volta che hai corso senza guardare l’orologio.

Che hai detto “torno subito” e invece non sei più tornato.

L’ultima volta che hai riso fino alle lacrime,

che hai salutato qualcuno credendo di poterlo rivedere.


Non le riconosci, le ultime volte.

Non hanno rumore.

Passano in silenzio, come una brezza che ti sfiora e se ne va.

Solo più tardi, quando la vita rallenta e la memoria comincia a farti visita,

ti accorgi che erano confini.

Linee sottili che separano ciò che eri da ciò che sei diventato.


Ricordi l’ultima estate spensierata?

Le sere infinite, i gelati sciolti, le promesse che sembravano eterne.

Allora non lo sapevi, ma quella leggerezza non sarebbe più tornata uguale.

La vita avrebbe cominciato a pesare di più —

non per cattiveria, ma per realtà.


Eppure, anche se cambiamo, qualcosa resta.

Un odore, una canzone, un’immagine che si accende nella mente.

E se ci pensi davvero,

capisci che ogni “ultima volta” è un segno di passaggio,

una carezza del tempo che ci ricorda che abbiamo vissuto davvero.

Che siamo stati lì, interi, presenti, anche solo per un attimo.


Da lì, qualcosa cambia — sempre.

Non tutto insieme, ma piano, come la luce che sfuma nel tramonto.

E forse è proprio questo il mistero:

ogni “ultima volta” non è soltanto una fine,

ma il modo più gentile con cui la vita ci insegna a ricordare.

A fermarci un istante.

A dare valore a ciò che, senza accorgercene, stiamo già salutando.


Perché, se ci pensi davvero,

le ultime volte non muoiono mai del tutto.

Restano dentro di noi,

come piccole lanterne accese nel buio del tempo.


– Emanuel B.

Commenti

Anonimo ha detto…
Sono simona
..le parole più belle che sapevo essere in te!! ..perché non sono dolo parole. ma lo specchio della tua essenza.lgo riletta almeno 20 volte...non ti dico bravo, ti dico.. sapevo già..

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